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Tavola 11 - Reazioni inconsulte alla riforma del Monte e del mercato

Il podestà Semitecolo, con i suoi interventi riformatori del Monte e di regolamentazione del mercato, tocca sul vivo pratiche corruttive e interessi consolidati. Ovviamente la nobiltà cittadina non si presta a manifestazioni clamorose di dissenso arrischiando le inevitabili pene per offese al Pubblico Rappresentante della Repubblica. Quindi: si armano mani prezzolate e il 23 marzo 1586, nottetempo, come si conviene per simili ‘imprese’, qualche maligno infame imbratta di fango ed escrementi animali l’arma de S.S. il Cl.mo Sr Zorzi Semitecollo nostro podestà posta alla chiesa di Santo Liberale. Il gesto è un vero e proprio insulto e nel contempo una sfida, in fondo, allo stesso Stato veneziano. Il movente è chiaro nel documento archivistico: il Semitecolo è lodato per haver fatto saldar il Santo Monte (cioè sistemati i conti), donde la vendetta dei protagonisti dei latrocini scoperti dal podestà. Non è finita: rimane un’altra ‘partita’ da sistemare, quella del decreto a tutela del Paveion. Ebbene, nella notte del 13 aprile si verifica un caso bestialle: maligni e traditori inimisi che turbano la quiete e pace delli buoni imbrattano l’arma del podestà posta al Padiglion sopra la piazza del mercato. I provveditori della Terra designano un rappresentante che si rechi a Venezia e offra al Consiglio dei Dieci una vera e propria taglia di ben cinquecento ducati per scovare gli autori di tale sceleratezza. Ma i lodevoli intenti rimarranno lettera morta perché dei responsabili non si troverà traccia alcuna.



Data ultimo aggiornamento: 11-06-2021