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Tavola 08 - I conflitti tra le due parrocchie cittadine

Quando Semitecolo giunge a Castelfranco si è da poco definita (6 agosto 1584) la secolare vertenza sui confini tra le due parrocchie cittadine, Pieve e S. Liberale. Il vescovo mons. Cesare de Nores, autore della confinazione, riconosce sì l’antichità della Pieve, documentata (1152) cinquant’anni prima della fondazione del castello e dunque anche di S. Liberale, ma nel contempo afferma il rango di ‘matrice’ della chiesa interna al castello, con ciò riaprendo aspre vertenze che continueranno sino addirittura al 1914. Tra la fine del ‘500 e inizio ‘600 lo scontro è a tutto campo ed ha come scena le processioni e il diritto della loro conduzione (precedenza) da parte di uno o dell’altro pievano. Il contrasto è feroce e coinvolge anche il governo cittadino. Le due fazioni si fronteggiano anche nel Consiglio della comunità con accuse e offese reciproche ritenendo quelli della Pieve che alla carica massima di provveditore della Terra siano eletti solo quelli della parrocchia di S. Liberale. La tensione giunge al punto da sfociare in contrasti fisici tra i due pievani e in scontri culminati con l’uccisione nel 1614 di Nicolò Marta della parrocchia di S. Liberale, ucciso da Antonio Colonna della Pieve, cui segui l’uccisione di Ambrogio Piacentini, sodale del Colonna, ucciso da Domenico Rizzetti cognato del Marta. Le conseguenze di un clima di tale accesa conflittualità non lasciano indenne neppure l’azione di governo del Semitecolo, fatto oggetto di abominevoli manifestazioni di disprezzo per la sua riforma del Monte di Pietà e la regolamentazione del mercato.



Data ultimo aggiornamento: 11-06-2021